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Allarme clima, Iss: «Solo due generazioni per salvare il pianeta»
Allarme clima, Iss: «Solo due generazioni per salvare il pianeta»

«Non abbiamo più tempo. Ci restano solo due generazioni. Tra due generazioni i nostri figli e i nostri nipoti corrono il rischio di non poter stare all'aria aperta. Di abitare un pianeta non vivibile a causa dei cambiamenti climatici e dell'inquinamento». A lanciare l'allarme Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto superiore di sanità, presentando alla stampa il primo Simposio internazionale Health and Climate Change che si apre oggi a Roma e continuerà fino al 5 dicembre, con l'obiettivo di realizzare la prima Carta internazionale su clima e salute.

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«Le nostre sono previsioni collegate a una serie di fenomeni in atto - ha spiegato Ricciardi - A partire dal riscaldamento globale, che porta a un aumento della temperatura con tutte le conseguenze che ne derivano. Si pensi che dei 16 anni più caldi mai avuti dal 1880, quando si è cominciato a misurare la temperatura, 15 si sono concentrati dal 2000 in poi. Ovvero si è avuta un'accelerazione che, di fatto, sta già portando migliaia di persone a morire».

E questo per diversi motivi. In primo luogo, ha precisato il numero uno dell' Iss, per «le ondate di calore che colpiscono l'apparato cardiocircolatorio delle persone fragili. Per esempio, l'ondata di calore che abbiamo avuto nel 2003 provocò da sola 70 mila morti. Poi ci sono le conseguenze indirette: il caldo influisce sul ritorno delle zanzare. Ciò significa la possibilità di contrarre, anche in Italia, malattie che prima si contraevano solo nei Paesi tropicali, come la Chikungunya o anche, teoricamente, la Dengue o la malaria».

Ci sono poi conseguenze sull'alimentazione. «L'alternanza tra siccità e inondazioni, per esempio. Un problema che in California nel 2016 ha determinato carenze di alcuni prodotti agroalimentari. Se questo dovesse diventare un fenomeno stabile - ha ammonito Ricciardi - ci sarebbero grossi problemi di approvviggionamento». Le ondate di calore, con tutti i danni che comportano, senza interventi seri per ridurre il riscaldamento globale (in primis ridurre l'uso di fossili e gas) tendono ad aumentare.

«Il quadro è inquietante. Rischiamo di avere, anziché 30 o 40 giorni con temperature particolarmente forti, anche 250. E questo renderebbe difficile vivere. In alcune aree del mondo come in India già si registrano temperature impossibili. Con questo trend - ha ribadito - abbiamo solo due generazioni di tempo per agire».

Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute rischiano di avere un impatto ancora maggiore per l'aumento della popolazione che, entro il 2030, dovrebbe arrivare a 8 miliardi. Ma anche per la disponibilità delle risorse messe in pericolo dagli eventi estremi come le già citate ondate di calore (in Italia entro il 2100 i giorni di ondata di calore aumenteranno in modo esponenziale da 75 fino a 250 giorni all'anno, secondo i due scenari estremi di più basse e più alte emissioni di gas serra), le piogge intense, gli allagamenti costieri e altro ancora.

Più in generale, studi recenti sugli effetti a medio termine delle variazioni climatiche hanno evidenziato un aumento dell'incidenza di malattie infettive nella popolazione, correlato con eventi estremi. Già nel 2010 l' Iss ha analizzato i numeri di casi per malattie trasmesse da agenti legati in modo diretto o indiretto all'acqua, pubblicati nella banca dati del ministero relativi ad alcune malattie nel periodo 2003/2009, e si è visto, dal confronto con i dati presenti nel database delle alluvioni, che l'incidenza di alcune patologie infettive (epatite A, legionellosi, malattie infettive) era aumentata in alcune regioni dove si erano verificati importanti eventi alluvionali.

E i rischi sono anche psichici. Negli Usa, in base ai dati della più vasta banca dati al mondo in materia, si è osservato come, a fronte del generale aumento di un grado Celsius, le patologie psicologiche di media entità sono salite del 2%. Le malattie rilevate includono depressione, stati di ansia, insonnia, paure, malesseri psichici generalizzati. L'aumentata probabilità di eventi catastrofici dovuti al clima (inondazioni, incendi, perdita progressiva di terra coltivabile, tra gli altri) potrebbe generare o esasperare la reazione di individui già fragili. Inoltre la progressiva riduzione di biodiversità animale e vegetale, assieme alla variazione dei consueti parametri atmosferici stagionali, fa percepire uno stato di disequilibrio che può indurre o almeno esacerbare condizioni patologiche anche lievi.

Ancora più a rischio la salute dei più piccoli. I bambini, infatti, sono più vulnerabili rispetto ai cambiamenti climatici perché alcuni organi e apparati, come per esempio l'apparato respiratorio o il sistema di termoregolazione, sono ancora in via di sviluppo e perché in generale è ancora in corso lo sviluppo fisico, mentale e cognitivo. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo circa il 50% delle morti in età pediatrica è causato da diarrea, malaria e infezioni delle basse vie respiratorie, tutti fattori di rischio associati ai cambiamenti climatici.

Le ondate di calore sono il fattore di rischio respiratorio più studiato: broncospasmo e irritazione delle vie aeree possono essere direttamente scatenati dal caldo e dall'ozono atmosferico, che aumenta in concomitanza delle ondate di calore. Gli effetti del cambiamento globale del clima sulla disponibilità e qualità delle acque, sull'igiene e la gestione dei reflui, colpiscono direttamente la salute. Le malattie legate all'acqua clima-dipendenti, trasmissibili e non, sono uno dei principali killer nel nostro pianeta. Preoccupa l'incremento - che si attendono gli scienziati - delle malattie diarroiche, che oggi uccidono 2,2 milioni di persone ogni anno, combinato con numerose altre malattie gravi tra cui il tracoma, un'infezione agli occhi che porta alla cecità circa 1,5 milioni di persone l'anno. Un problema molto concreto nel nostro Paese.

Nel 2017 i 4 principali bacini idrografici italiani (Po, Adige, Tevere e Arno) hanno visto diminuire le portate medie annue di circa il 40% rispetto alla media del trentennio 1981-2010i. Sempre lo scorso anno, è stato richiesto lo stato di emergenza da 6 Regioni su 20 per carenze idriche anche nel settore potabile, per effetto delle quali si sono verificate interruzioni e razionamenti della fornitura: aree e comunità storicamente mai interessate da scarsità di risorse idriche sono state colpite da limitazioni di accesso all'acqua e ai servizi igienici, e diversi problemi di qualità dell'acqua per il consumo umano, con potenziali rischi sanitari.

Lunedì 3 Dicembre 2018, 13:53
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