IL CASO
Medico confonde le cartelle e asporta un rene al paziente sbagliato: avevano lo stesso nome
di Federica Macagnone
Medico confonde le cartelle e asporta un rene al paziente sbagliato: avevano lo stesso nome

A quasi tre anni di distanza da quel macroscopico e drammatico errore commesso in sala operatoria, che poteva costargli la carriera, il 37enne dottor Ankur Parikh dell'ospedale Sain Vincent di Worcester, in Massachusetts, se l'è cavata con un semplice rimprovero uffficiale da parte delle autorità sanitarie. Una decisione che ha lasciato allibito Albert Hubbard, un 65enne che nel luglio 2016 si vide asportare un rene sano per un banale e imperdonabile abbaglio di Parikh innescato da un caso di omonimia. L'urologo, infatti, scambiò la sua cartella clinica con quella di un altro paziente con lo stesso nome, affetto da un tumore al rene.



I due Mr. Hubbard avevano effettuato entrambi un'ecografia all'addome e al bacino nella stessa data. Parikh confuse le due cartelle e si presento dall'Hubbard sano dicendogli che aveva un tumore al rene e che gli rimanevano non più di 5 anni di vita, ragion per cui sarebbe stato necessario asportare l'organo. Il paziente, che aveva richiesto l'esame perché perdeva sangue quando urinava, entrò in uno stato di choc e rimase devastato dalla notizia, dopo di che, dodici giorni dopo, fu sottoposto all'operazione. Solo a intervento concluso, quando un patologo analizzò il rene asportato, l'errore venne a galla: l'organo era perfettamente sano. Parikh si ripresentò contrito e imbarazzato dal paziente per dirgli che c'era stato un grave errore.

«Mi sembrava di sognare - racconta Hubbard - Da un lato ero contento perché non avevo alcun tumore, dall'altro mi sentivo disperato e arrabbiato per aver perso inutilmente il mio rene». Poco tempo dopo Hubbard, oltre a protestare verbalmente per l'imperdonabile errore commesso ai suoi danni, fece causa all'ospedale. Ora, a due anni e mezzo dalla vicenda, l'unico risultato che ha ottenuto è stato il recente "rimprovero" ufficiale ricevuto da Parikh da parte delle autorità sanitarie, che hanno rilevato tre errori fondamentali nell'iter seguito dal medico, il più banale dei quali è stato quello di non aver neanche controllato le date di nascita dei due pazienti coinvolti nella vicenda.

E mentre il Mr. Hubbard malato, che ha 70 anni, è stato nel frattempo operato ad agosto ed è attualmente in remissione, il Mr. Hubbard sano non si arrende e ha una causa pendente contro il dottor Parikh e l'ospedale Saint Vincent. Ma, mentre il medico ha ammesso il proprio errore, i vertici ospedalieri continuano ostinatamente a respingere qualunque responsabilità nella vicenda. "Secondo noi è stato un errore dovuto anche a problemi organizzativi e di sistema della struttura" sostiene Jeffrey S. Raphaelson, legale di Hubbard. E' quello che dovranno appurare i giudici.
 

Giovedì 24 Gennaio 2019, 18:37
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